Il minimum-raise: quando conviene e quando invece no!
di CrySis IP,
31.03.2010,
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La pratica di rilanciare il minimo indispensabile in un piatto (letteralmente minimum-raise) è mossa comune di tanti giocatori inesperti. Tante volte vediamo fare questa mossa con AX in mano per poi vedere il raiser abbandonare velocemente il colpo se gli si sbatte un rilancio adeguato sul muso su un board a lui non favorevole. Insomma una mossa che tante volte andrebbe non fatta poichè serve solo a far crescere il piatto e ad innervosire i vari limper già entrati nella mano che difficilmente folderanno a quel rilancio minimo. L’unica starting hands che meriterebbe questa mossa preflop è ovviamente
ma, badate bene, converrebbe farla esclusivamente quando si hanno di fronte al massimo uno o due avversari. Su sei limpers un minimum raise con AA aumenterà unicamente le possibilità di vederli crackati poichè, dato il piatto ormai degno di nota, difficilmente chi avrà legato qualcosa o sarà in corsa per un buon progetto lascerà la mano. Occorre quindi prestare estrema attenzione a quei giocatori che si ingegnano con questa facile attività di rilancio.
Spesso e volentieri se appare un asso sul board i vostri
non saranno più buoni poichè il buontempone di turno non mollerà quell’asso neanche scendesse San Pietro dal paradiso a strillargli nelle orecchie, quindi prestate sempre occhio al board e se presenta quel fatidico asso sintonizzatevi, anche se a malincuore, sul fold.
Ma non sempre il minimum-raise è una mossa sbagliata a farsi anzi vi sono numerose occasioni dove questo rilancio gioca davvero bene, e sono tutte quelle mani dove ci troviamo ad inseguire un buon progetto, sia esso a scala o colore, quando ci troviamo in posizione sull’avversario. Facciamo un esempio per capire meglio la situazione: sul bottone ci troviamo con
, mano piuttosto marginale, ma prima di noi due limpers su un mini-raise del giocatore in UTG ci danno le corrette odds per giocare un buon piatto spendendo pochissimo. Ed ecco che sul board appaiono
per il nostro secondo migliore flush draw. Il raiser originale esce puntando circa metà piatto facendo foldare i due limpers in middle position ed ora sta a noi parlare, ed analizziamo la situazione.
Il raise minimo da UTG non ci offre nessuna informazione e le mani in suo possesso potrebbero essere davvero tante ma per semplicità consideriamo da TT ad AA ed A9+. Ora, se avesse legato un set difficilmente punterebbe meno dei due terzi del piatto poichè le due carte a colore spaventerebbero chiunque e tutti sappiamo che dobbiamo tagliare le odds a chi insegue il progetto quindi il tipo in questione se davvero avesse il set avrebbe optato per un raise più sostanzioso oppure, se proprio se la vuole rischiare in slowplay, avrebbe dato il check, quindi consideriamo nullo il possibile set.
Potrebbe a sua volta essere in draw di colore con
ma anche qui la puntata di circa metà piatto è una mossa errata poichè se gli inseguitori (ricordiamoci che il raiser è il primo a parlare e dietro di lui ci sono ancora tre giocatori) avessero un K qualsiasi lo rilancerebbero all’istante costringendolo ad un grosso sforzo economico per inseguire il progetto di colore. Possiamo quindi supporre che non sia in draw ma piuttosto stia solo cercando di rubare il piatto magari col nulla in mano oppure stia difendendo una coppia. L’unica mano che giustificherebbe quella puntata sarebbe proprio AA, la puntata infatti è corretta per cercare di capitalizzare al meglio la starting hand in questione poichè su una three-bet avversaria giocherebbe ancora alla grande su un draw di colore (e ricordiamoci che il colore è nella parta alta dei punteggi del poker, il che significa che realizzarlo non è poi tanto semplice).
Analizzato il tutto la mossa migliore dopo il fold dei due limpers è proprio il minimum-raise e vediamo il perchè.
Con un rilancio minimo otteniamo tre possibili effetti e qualche informazione in più:
1. il giocatore potrebbe abbandonare il piatto;
2. il giocatore se si limita al call ci da la possibilità di pagare poco il nostro possibile progetto;
3. il giocatore ci pusha e ciò significa che ha in mano AA.
In tutti e tre i casi i benefici per noi sono indubbi. Nella prima opzione ci lascia il piatto e tanti saluti, nella seconda paghiamo il minimo una carta, e se checka al turn ne guadagniamo un’altra ancora gratis, nel terzo caso se ci pusha allora ci metterà al bivio del vedere se giocarla o meno (in caso decidessimo per il fold avremmo comunque speso il minimo per cercare il nostro progetto) e qua entrano in considerazione gli stack in gioco. Insomma in tutti e tre i casi noi abbiamo di che guadagnarci.
Dobbiamo prestare però attenzione che anche chi gioca dall’altra parte possa leggere queste righe al che diviene facile immaginare che il nostro minimum-raise sia il piccolo prezzo per inseguire un qualcosa che ancora non abbiamo, quindi un bluff da parte del nostro avversario potrebbe farci abbandonare la mano ma come abbiamo già detto il fold per noi sarà piuttosto facile in virtù delle poche chips investite nella mano. Al contrario un nostro raise più sostanzioso, invece del minimum-raise visto prima, ci commetterebbe al piatto quasi certamente ed il call, in questa situazione, sarebbe la mossa quindi più corretta.
In conclusione, il minimum-raise che tante volte ci disturba può anche essere un’ottima arma in determinati casi e va tenuta in gran considerazione in tutte quelle occasioni in cui siamo ultimi a parlare ed abbiamo la possibilità di chiudere un gran punto. Alla fine di tutto investiremo poco e combatteremo per un buon piatto, che altro vorreste di piu???
Alla prossima e buon pro vi faccia!
Fabio "CrySis" Bilotta



